Tendine d’Achille 2: intervento e cronistoria

… Una volta in ascensore, il ragazzo mi rivolge la fatidica domanda ( che aspettavo…):” Come hai fatto a farti male?”. Lo guardo negli occhi e dopo qualche secondo decido di dirgli la verita’. Il ragazzo infatti non scuote la testa, ma anzi mi chiede di quale squadra faccio parte e finisce con un ” Sono cose che succedono a chi fa’ sport …” Sembrera’ strano, ma questa frase, all’apparenza di circostanza, in quel momento mi ha fatto sentire un po’ meno pirla, sollevandomi anche psicologicamente … Intanto arriviamo a destinazione: Sale Operatorie. Un raparto abbastanza grande, completamente chiuso, dove si entra solo da una porta suonando il campanello. I ragazzi che mi hanno trasportato si fermano li davanti. Il loro compito e’ finito con il suono del campanello. Si apre la fatidica porta e si capisce subito che e’ un reparto speciale. L’infermiera che mi prende in carico ( cosi’ come tutto il personale all’interno) ha una divisa “da battaglia”: camice e pantaloni stile “combat” color verde, guanti, cuffia e calzari, con mascherina abbassata ” a riposo”. Noto che sul camice ha un numero, indovinate quale? Esatto, il n.11. Che coincidenza! Questa ragazza sara’ il mio angelo custode per tutto il tempo dell’intervento. Mi sorride, scambiamo qualche battuta fino all’arrivo della sala ortopedia. Ci fermiamo in astanteria, appena fuori la sala ed inizia ” a prepararmi”. Mi fa’ salire su altro lettino ( un po’ meno comodo ma molto robusto), mi mette la flebo e mi attacca degli elettrodi, circa una decina ( tra petto, polsi, gambe e parte alta della schiena) e nel frattempo mi chiede se sono allergico a dei farmaci. Alla mia risposta negativa va’ a chiamare l’anestesista. Tarda qualche minuto e nel frattempo ascolto Cesare Cremonini che canta ” Aaaahh!!… Da quando Baggio non gioca piu’ … Non e’ piu’ domenica …”( E qui, un po’ di magone mi viene …)… Si, in sala operatoria c’e’ la radio accesa, e i chirurghi cantano pure … Arriva l’anestesista, qualche battuta e poi mi dice ” Vedo di riuscire ad addormentare solo la gamba sinistra, cosi’ evitiamo il catetere, che ne dice?” ” Dico che andrebbe benissimo, ma anche se mi addormenta tutte e 2 le gambe, il catetere lo evitiamo lo stesso …” Lui sorride, io mica tanto, in alcuni casi ( come questo) sono serissimo. L’infermiera n.11 mi porta in sala operatoria, dove vengo travasato sul lettino dell’intervento. L’anestesista mi dice di mettermi di fianco (sinistro) e di rannicchiarmi. Lui e’ seduto dietro di me, pronto ad “anestetizzarmi” ( nel vero senso della parola). Ecco, questo e’ forse il momento piu’ “fastidioso”. Con una siringa deve iniettarmi del liquido in un punto particolare della colonna vertebrale. La “mia” n.11 si mette di fronte a me e mi sostiene fisicamente, quasi abbracciandomi. E’ il momento. Sento la schiena “appesantirsi” e il liquido che lentamente viene spinto dentro. La mia gamba sinistra comincia ad accaldarsi, sempre piu’, fino a che diventa pesantissima, non riesco piu’ a muoverla. ” Dottore, credo che ci sia riuscito, sento solo la gamba sinistra addormentata …” ” Bene!! … Ho finito” risponde lui. A questo punto mi girano a pancia in giu’ e la mia infermiera mi attacca gli elettrodi ad 1 monitor ( battito e frequenza cardiaca). Poi mi mette la “fascia” della misura pressione e la collega ad un altro monitor ( per tenerla costantemente monitorata, infatti ad intervalli regolari viene automaticamente controllata) e per finire mi mette una specie di “molletta” ad un dito, anche quella collegata ad un monitor. Ho fili dappertutto, sembro un albero di Natale. La mia n.11 comunque non mi molla, sempre accanto a me, a spiegarmi tutto e a chiedermi se tutto e’ a posto. Fedelissima, proprio come la mia vecchia maglia. Passa qualche minuto e arrivano i 2 chirurghi ( gia’ visti e salutati prima) con altre 2 infermiere, anche loro in tenuta “da battaglia”. ” Allora? Tutto a posto? Dai che cominciamo” mi dicono. ” Un bel lavoro eh, dottore! E’ l’ultimo tendine rimastomi. Mi raccomando!” rispondo. ” Tranquillo, meglio della volta scorsa” … Mi montano un baldacchino con un lenzuolo davanti a me, in modo che non possa vedere le fasi dell’operazione e via … si parte …
TO BE CONTINUED …

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